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INTERNAZIONALE

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Internazionale

La dimensione internazionale, in particolare quella europea, si avvia a diventare sempre di più un elemento chiave del quadro economico, sociale e normativo in cui si muove l’azione sindacale. 
I più recenti orientamenti strategici elaborati dalla Ue, ovvero il Patto per la governance economica e l’agenda “Europa 2020”, richiamano il ruolo delle parti sociali nell’attuazione degli obiettivi di stabilità e crescita, auspicando una piena compartecipazione dei sindacati e in generale della società civile allo sforzo di rilanciare l’economia europea rendendola più competitiva, più inclusiva e più sostenibile sul piano sociale e ambientale.
La Cisl Funzione Pubblica è affiliata alla ETUC - European Trade Union Confederation e alla EPSU - European Public Service Union.

INTERNAZIONALE

La modernizzazione della PA è un tema che ritorna da qualche anno nelle ‘Raccomandazioni’ che la Commissione europea rivolge agli Stati membri nella cornice del Semestre europeo. Concetto ampio quanto vago, comunque inscindibile dal passaggio alle modalità digitali per gestire le procedure amministrative e i rapporti con i cittadini. Relativamente scarso è stato però, fino ad oggi, l’interesse dell’Ue per gli effetti della digitalizzazione sul mondo del lavoro in generale e nello specifico sul lavoro pubblico. I sindacati europei, dal canto loro, stanno invece articolando un’ampia riflessione su come vada intesa e attuata una digitalizzazione giusta ed inclusiva dal punto di vista dei lavoratori.

In Italia il dibattito si è focalizzato finora soprattutto sullo sviluppo di infrastrutture e protocolli digitali per la PA, e in parte minore sullo sviluppo delle competenze. In altri paesi il dibattito sugli effetti della digitalizzazione sulla qualità della vita lavorativa è più avanzato, e vede i sindacati protagonisti nel porre alcune domande chiave sul futuro del lavoro digitalizzato: i servizi – compresi quelli pubblici - potrebbero andare incontro ad un’erosione del lavoro umano a vantaggio delle ‘macchine’ materiali (robot) o virtuali (algoritmi)? Come traghettare le professionalità destinate ad essere in tutto o in parte automatizzate verso ruoli e mansioni in cui le competenze cognitive, creative e relazionali umane restano insostituibili? Quali norme e modelli di governance garantiranno i valori fondativi del servizio pubblico in un contesto digitalizzato? In che modo la contrattazione potrà impedire che la digitalizzazione spinga al ribasso la qualità del lavoro, e farne invece una leva di miglioramento?

Non c’è dubbio che la trasformazione digitale del lavoro comporti anche molte opportunità per i lavoratori: più spazi di autonomia nell’esecuzione delle attività, più stimoli e strumenti per l’evoluzione professionale e l’acquisizione di competenze avanzate, prassi e contesti più agili e collaborativi. Finora, tuttavia, questi processi sono stati spesso guidati dall’alto e con un focus esclusivo sull’efficientamento economico, riservando spazi molto ridotti - quando non inesistenti – al coinvolgimento delle parti sociali e alla progettualità autonoma che queste possono esprimere. Questo ha portato spesso a sottovalutare la complessità del cambiamento dal punto di vista delle persone che devono concretamente gestirlo, e a non accompagnare l’evoluzione tecnologica con una parallela e coerente evoluzione organizzativa in grado di sfruttarne le potenzialità.

Il sindacato europeo ha compreso la necessità di svincolarsi da ruolo puramente reattivo rispetto ai processi di innovazione digitale, e di conquistare spazi di informazione e di partecipazione da attivare prima che questi vengano implementati. A questo scopo Epsu ha iniziato a mappare le esperienze delle affiliate e a mettere a fuoco gli aspetti critici più urgenti, tanto quelli trasversali quanto quelli specifici di ciascun settore, da condividere con le controparti datoriali ai tavoli di dialogo sociale. Nell’ambito delle amministrazioni centralizzate, ad esempio, è stato approfondito il nesso tra digitalizzazione e rischi psicosociali; per le amministrazioni locali sono state scelte due figure professionali rappresentative, l’assistente sociosanitario a domicilio e il consulente dei servizi pubblici per l’impiego, per indagare come essa ne sta modificando i contenuti e le prassi, l’organizzazione delle attività quotidiane e la qualità percepita della vita lavorativa. L’obiettivo è capire come in concreto le pratiche partecipative e negoziali possono orientare questi processi, e quindi ottenere il riconoscimento di spazi adeguati di contrattazione a tutti i livelli per coprogettare i processi di innovazione e valutarne le ricadute sociali e occupazionali. Alcuni esempi:

  • Trasparenza e rispetto della privacy sono garanzie che spettano ai lavoratori così come agli utenti di qualsiasi servizio. Occorre stabilire dei limiti riguardo a quali dati possono essere raccolti e quali usi il datore può farne. Strumenti e modalità della raccolta dati vanno sviluppati e implementati in maniera condivisa, per evitare che vengano introdotte forme invasive di controllo e sistemi di valutazione del dipendente basate su criteri arbitrari, con possibili ricadute sulle prospettive retributive e di carriera.
  • Gli impatti psicologici dell’intensificazione dei ritmi di lavoro e della sua ‘virtualizzazione’ sono fenomeni complessi da comprendere e misurare, ma che in prospettiva devono entrare in una corretta valutazione dei rischi, insieme alle forme di violenza che passano attraverso la rete. Le norme e prassi su salute e sicurezza dovranno essere adattate non solo a strumenti di lavoro nuovi, ma a processi lavorativi profondamente ridisegnati e ai rischi ad essi inerenti,
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